domenica 10 gennaio 2010

Alternative rock: cinque nuove leve del "made in italy"

L’orizzonte dell’alternative italiano sprigiona molte giovani, grandi promesse.
Cinque caratteri diversi hanno dato vita a buoni lavori all’insegna dell’originalità. Ogni band gode di un grande carisma che, unito a qualità tecnica e grinta, crea una carta vincente che supera i confini nazionali.

Gli Everglade sono colorati da un alternative aggressivo, duro. Si dilettano in un album molto interessante ed intimistico: Things To Save (su etichetta Andromeda). Il loro forte carattere deriva dal mix di un gusto vagamente grunge, una voce calda, intensa, intessuta su armonie ben congeniate. (Voto 4/5)
I romani Exempla Traunt, che escono su Exceed Records, non sono da meno. Con il loro lavoro, Run Away, vantano una venatura psichedelica, molto vicina al synth pop ed una tenebrosa voce femminile. Il loro giocare sugli stili, dalla delicatezza alla grinta, lascia spazio anche a sassofono e ad inserti di elettronica. (Voto 3,5/5)
Fra le etichette più attente alla scena alt-rock nostrana c’è sicuramente l’Andromeda, che ha accasato, tra gli altri, Shw, Last Mistake e Vanity Cruel.
Gli Shw ballano su ritmiche difficili e un sound insolito proponendo E-Life. Una voce calda che segue buone dinamiche, passa dal movimento alla stasi con maestria e stile. Sono capaci di grande intensità e di far affiorare immagini fantasiose nella mente dell’ascoltatore. (Voto 3,4/5)
I Last Mistake attingono a grandi band del passato (Queen, Raibow) per proporre uno stile sia heavy (ecco il perchè della loro autodefinizione di genere) che docile, che sfocia sul contrasto tra rift potenti e voce sensibile. Ciò permette a Living Again di essere un disco innovativo e coinvolgente. Molto consueto il ricorso al pianoforte e ad armonie angeliche che lasciano in una dimensione trasognante. (Voto 3,8/5)
I torinesi Vanity Cruel, con Torino Non Dorme, si muovono in ritmiche incalzanti per una musica elegante e riflessiva, con ricorso al dualismo tra voce maschile e femminile. La loro freschezza ed originalità si notano anche nell’utilizzo di mezzi che riecheggiano il sound cittadino. Sono intriganti e controcorrente. (Voto 3,2/5)
Cinque band abbastanza diverse fra loro, ma con la stessa passione e la stessa attitudine verso la Musica. Gli Everglade sono quelli che probabilmente hanno una marcia in più, ma tutti i gruppi del lotto meritano attenzione per la loro abilità di essere personali ed originali, senza rinunciare alla loro forza comunicativa.


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sabato 2 gennaio 2010

Space Paranoids: Lingeras

Quattro ragazzi, dalle esperienze musicali diverse, si incontrano attraverso la partecipazione a delle jam sessions e la band è fatta.
Gli Space Paranoids provengono dalla provincia di Cuneo. Si definiscono “mountain stoner rock” perché sono nati in paesaggi alpini, dai quali traggono ispirazione per la loro musica (come anche dallo spazio o da personaggi di pura fantasia). È una band fresca, un po’ ribelle, dalla forte personalità.
Lingeras è il loro secondo lavoro, un altro piccolo passo da aggiungere al loro primo demo (Space Paranoids) prodotto nel 2008, grazie al quale hanno avuto modo di farsi conoscere in varie città italiane.  I testi sono molto originali, segno di anime estroverse, sono i classici ragazzi on the road, alla continua ricerca del fascino della libertà.
L’album contiene solo quattro tracce, ma significative. Tecnicamente, Lingeras è una commistione di generi, risultante anche dalle loro variegate fonti di ispirazione come (Black Sabbath, Pink Floyd o Kyuss).
La prima traccia, It Tastes Of Beer And Beans, è una vera filosofia di vita per loro. Ha molto il sapore dell’atmosfera scoppiettante che vede protagonisti quattro amici sorseggiare una birra. Un grintoso rift, accompagnato da una batteria energica, sostiene una canzone dall’indole heavy, il tutto condito con fagioli speziati e  voce, aggressiva quanto basta per esprimere l’estro giovanile.
Goat’s Bridge è un brano molto concitato da una lunga introduzione strumentale. Le risoluzioni musicali sono secche e di effetto. L’aggiunta di percussioni dona un tocco tribale al tutto.
Three Lonely Pins è introdotta da un caldo accompagnamento di percussioni, il quale, missato agli strumenti ci catapulta in un’atmosfera fiabesca. Il brano procede per giochi di doppia voce con un bell’assolo sul finale.  È il pezzo più ricco di effetti dell’album, sicuramente il più curato, con qualche venatura blues.
L’ultima traccia, To Die and to Let Die, è avviata da una citazione di un film di Sergio Leone (grande mentore per i ragazzi) una scelta particolare per una canzone orecchiabile e graffiante.
Gli Space Paranoids sono prossimi a varcare il confine italiano con il loro primo tour all’ estero.
Essendo una band ai primordi della propria carriera, è evidente la necessità di migliorare qualche aspetto tecnico e stilistico, ma ci sono tutti i buoni propositi e la giusta carica per dare vita a progetti più ricchi e consolidati.


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