martedì 18 giugno 2013

Bad reputation: l'avvento delle donne nel rock

Era il lontano 1967 quando la famosa cantante soul, Aretha Franklin, propose al pubblico una canzone passata alla storia: Respect. Il brano era una sua rivisitazione della versione originale al maschile, composta da Otis Redding nel 1965.
L'interessante scambio di ruoli che si deduce dall'ascolto delle due interpretazioni, dove la prima si pone dalla parte di un uomo che chiede alla propria compagna di essere trattato dignitosamente, portata avanti da Otis Redding, e la seconda, cantata dalla Franklin, speculare come significato ma invertita di figura per quanto riguarda il rapporto di coppia, ha scatenato un successo immediato.
Il 1967  per gli Stati Uniti, è un anno prolifico di  manifestazioni da parte dei movimenti femministi, i quali hanno utilizzato Respect di Aretha Franklin come inno emblematico della propria ideologia e della lotta volta all'affermarsi dell'emancipazione femminile e all'abolizione delle discriminazioni razziali  degli afroamericani in Usa.

La grande personalità della Franklin e la sua vocalità spinta ed ironica, ha spianato il cammino per le donne che iniziarono ad introdursi nel nascente fenomeno musicale rock-blues/rock'n'roll che si svilupperà a macchia d'olio a partire dalla fine degli anni sessanta, ufficializzato dall'indimenticabile concerto di Woodstock del 1969.

Sul palco edificato per lo spettacolare evento, simbolo di una rivoluzione musicale nonché ideologica e specchio della nascente filosofia “hippie”, si esibirono varie donne, tra cui le più caratteristiche furono Joan Baez e Janis Joplin.

La prima, cantante folk per eccellenza, si mosse animatamente per la difesa dei diritti civili e per promulgare i principi pacifisti, fortemente sentiti in quel periodo a causa della guerra in Vietnam.

Janis Joplin, fenomenale voce rock/blues, durante la sua breve vita segnò un cambiamento radicale dell'ottica correlata alla figura della donna-musicista, creando su di sé un'icona talmente improntante da passare alla storia come una delle pietre miliari del rock. 


Propositiva, eclettica e passionale, la Joplin si ispirò alle voci afroamericane per costruire la sua inconfondibile timbrica, giustificando tale scelta come un movente che unisse le due culture razziali e sconfiggesse le discriminazioni.

Oltre alla caratteristica musicale, le sue peculiarità si basavano sulla trasparenza umana, capace di occultare i cliché di donna “casa e chiesa”, per mostrare una figura completa di pregi e difetti, libertina senza provare vergogna, autonoma ed anticonvenzionale.

La sua irriverenza e la sua fama la portarono ad insediarsi in un mondo musicale composto da uomini, talvolta rasentando lo scandalo, sconvolgendo le congetture fino ad allora istituitesi attorno al principio dell'identità di genere.

Dopo questi esempi iniziali, si perderà l'abitudine di fare una differenza di genere tra musicista uomo e donna nel mondo del rock, nonostante si sia sempre sostenuto che questo genere più duro si potesse associare esclusivamente ad esecutori di sesso maschile, in quanto esempio di virilità.
Questo accadde perché ai primordi della nascita del rock, si costruì una rete culturale attorno alla figura del musicista, considerandolo controcorrente, sfrontato e libero dagli stereotipi, una concezione molto più difficilmente attribuibile alla figura femminile da parte della logica  e sensibilità comuni.

Verso la fine degli anni settanta, si svilupparono pian piano eventi in cui l'artista femminile si atteggiasse ad uomo, in quanto prese piede un desiderio generale di ammirare una donna aggressiva e tenace nell'ambiente musicale.

Questo comportamento femminile, volto ad imitare movenze e tematiche fino ad allora promosse esclusivamente dalle menti maschili (come il pubblicizzare l'amore libero, l'abbandono all'alcool, l'esaltazione della vita di strada) si avvicina molto alle teorie esplicate da Adler riguardo alla protesta virile da parte delle donne.

Nell'ambito della musica rock, la teoria di protesta virile femminile fu dedotta chiaramente e riscontrabile in modo più accentuato rispetto ad altri orizzonti artistici, sia per una questione di maggioranza numerica da parte dei musicisti uomini, sia perché il genere non si confaceva sempre ad una voce delicata e  raffinata come quella femminile. Inoltre, ancora poche donne si avvicinavano allo studio di strumenti contemporanei come la batteria e la chitarra elettrica.

Gli anni ottanta festeggiano l'abbandono definitivo delle differenze di genere nell'ambito rock.


“I don't give a damn about my reputation, you're living in the past, it's a new generation” cantava la spumeggiante Joan Jett nel 1981, dichiarando, con  un coinvolgente rock'n'roll, la sua emancipazione rispetto ai colleghi uomini.
Joan Jett non soffrì delle critiche sociali rivolte al suo stile di vita poco austero, piuttosto, le utilizzò come ironica tematica da intessere nei suoi testi, combattendo gli anacronisti che ancora non vedevano di buon occhio una donna introdottasi nel mondo avventuroso delle rock star.

Joan jett ricevette così tanta acclamazione da parte del pubblico da  essere stata capace di rendere un suo rifacimento di I love rock'n'roll degli Arrows, una delle canzoni più conosciute al mondo, quadro di una generazione e pezzo cult per gli appassionati del genere di qualsiasi periodo storico.

Questo è stato uno dei più emblematici casi in cui una versione cantata da una donna è stata così tanto preferita all'originale, cantata da un uomo, da lasciare la seconda nel repertorio dei pezzi semi-sconosciuti ed ha posto il sigillo di cesura al movimento di restrizione di genere da parte del pubblico dell'occidente mondiale.

Successivamente, si passò a considerare la donna “rocker” come un'artista di tutto rispetto, sfruttando però anche la sua immagine come sex symbol da imitare, colorando la musica rock di un fascino intrigante che attirasse il maggior numero possibile di fan. Essendo la donna, grazie alle proprie qualità estetiche, utilizzata spesso come esca in tutte le espressioni artistiche rivolte alle masse, questo passaggio segnò l'effettiva commercializzazione del rock, esposto alla fruizione del mercato internazionale.

L'utilizzo dell'icona femminile è stata una delle mosse che ha ricevuto più consensi da parte del pubblico, il quale, coinvolto anche visivamente dalle fattezze della rock star, ha integrato più velocemente nel proprio apparato culturale la conoscenza e l'apprezzamento di tale genere.

I tempi odierni hanno debellato completamente le differenze di genere riguardo all'accesso ad un certo tipo di musica. Le uniche difficoltà dell'inserimento femminile si collegano ad alcuni sotto generi del panorama rock, i quali utilizzano delle tecniche vocali e delle altezze raramente raggiungibili dalle corde vocali di una donna.
Per quanto riguarda la sezione strumentale, invece, la scelta di un determinato musicista è condizionata da molti fattori (carisma, capacità tecniche, creatività) ma non dal sesso.



Particolare è il fenomeno di aggregazione dei fan (in maggioranza di sesso maschile), una sorta di comunità legata dai medesimi gusti musicali, talvolta un po' ottusa nei confronti delle altre correnti artistiche e delle persone che le seguono. Da questa realtà ne consegue una nascita prolifica di amicizie tra persone che necessitano di circondarsi di loro simili, in cui solo la minoranza è composta da donne.

Data l'estrema varietà di spunti musicali proposta dai mass media, il rock più spinto viene seguito da un popolo di nicchia, all'interno del quale è difficile riscontrare una ricca percentuale femminile.
Questo accade perché, nonostante la storia dell'umanità si evolva, il rock continua ad essere quantomeno prediletto dal genere maschile, quasi come fosse un archetipo mentale tramandato generazione dopo generazione, capace di delineare delle predisposizioni verso un determinato tipo di musica.


RRocks

Sziget day 5, Muse e Kasabian chiudono la kermesse

Ultimo giorno sull’isola di Obuda, si avverte una tristezza generale sui volti di chi disfa le valigie o smonta le tende. Questo luogo paradisiaco ci ha fatto viaggiare su binari velocissimi e noi ci siamo illusi ipotizzando che non potesse finire mai.
Il quinto giorno di Sziget ha visto le esibizioni di artisti molto interessanti. Il primo pomeriggio è stato movimentato dal rock’n’roll dei Death Valley Screamers, i quali hanno lanciato al pubblico alcuni dvd contenenti le loro canzoni, un modo originale per sponsorizzarsi al pubblico. Danko Jones e la sua band, attraverso il suo sound particolarmente ricercato, ha condito la piazza del main stage con un sapore diverso, non molto lontano dallo stoner sperimentale.

Il fascino prettamente brit pop dei Kasabian, ha ridotto le ore che anticipavano il concerto deiMuse, i quali sono stati acclamati dalla maggior parte degli abitanti dell’isola e attesi fin dalle ore più calde della giornata. L’impatto scenico, tra immagini tridimensionali e luci psichedeliche che viaggiavano sopra la platea, ha reso davvero magico uno degli show più emozionanti di tutto il festival. La band ha proposto i suoi pezzi più conosciuti, appartenenti sia ai primi album che ai più recenti, cantati a squarciagola dalle migliaia di persone strette l’una all’altra sia per il sovraffollamento del main stage che per la passione in comune per il gruppo britannico. È stato come una folata di vento che proiettava in un universo di suoni spaziali, i Muse dal vivo sono davvero eccezionali.

Gli headbangers han gustato lo spettacolare show dei Monster Magnet, un’ottima band caratterizzata da un sound potente, eclettico e trascinante. Tantissimi i fans presentatisi all’esibizione dei Fear Factory, i quali hanno proposto il loro ultimo album prodotto nel 2010. Sono una band abbastanza giovane e dal grande potenziale, il loro punto di forza è il saper mescolare vari aspetti del metal per tesserli in un unico quadro, dal forte impatto emotivo.
Il 15 agosto è stata una giornata all’insegna della qualità musicale. La sera ormai scesa sull’isola, ha portato tutti a raccogliersi in massa vicino al punto di ritrovo per la partenza verso casa. Molti gli increduli che sognavano ancora di essere appena arrivati, nonostante la stanchezza si facesse sentire fin dentro le ossa. Finito il festival, nell’umidità del sorgere del sole, lasciamo l’isola che non c’è sperando di poterla rivedere al più presto. Alcuni lasciano le proprie tende in campeggio sia per la fretta sia perché si dice che le donino ai senzatetto di Budapest. Chi fisicamente, chi col pensiero, ha piantato una parte di se sulla terra del Sziget, un luogo incantato che pare troppo bello per essere vero, un’avventura incredibile da affrontare almeno una volta nella vita.
RRocks

lunedì 17 giugno 2013

Sziget day 4, Maiden rules!

Il quarto giorno del Sziget Festival è stato uno dei più attesi grazie all’esibizione degli Iron Maiden,
nonostante la stanchezza ed il caldo siano arrivati a livelli esorbitanti.

Durante il pomeriggio il main stage ha ospitato gli italiani Subsonica, i quali hanno suonato brani
sia di inizio carriera che recenti. Sullo stesso palco, qualche ora dopo, sono apparsi gli Iron Maiden dimostrando come il tempo non sia riuscito a scalfire la loro
energia. Incredibili le acrobazie nelle quali Bruce Dickinson si è lanciato contemporaneamente alla
prestazione canora, compresi gli altri componenti così sfrenati da sembrare degli adolescenti al
primo concerto.

La scenografia è stata curata minuziosamente, lo sfondo era costituito da una gigantografia di copertine
di loro album (con tutte le varianti possibili dell’inossidabile Eddie), e il repertorio ha soddisfatto i fan perché, nonostante il tour mondiale sia dedicato alla promozione del loro nuovo album,
non si sono risparmiati nel riproporre i loro singoli più acclamati. In molti conoscevano a memoria
ogni pezzo, e l’emozione generale è aumentata con l’apparizione di un maxi Eddie sul palco che
simulava un attacco ai Maiden con una chitarra elettrica in mano.

Dickinson ha saputo conquistare l’attenzione del pubblico e in tutta l’isola risuonava il suoScream for me Budapest. Il fan
più stimato dei Maiden? Un uomo che aveva tatuati più di cinque Eddie, la calca l’ha preso in braccio
e festeggiato nell’euforia generale. Lo show si è concluso con Running Free, un loro pezzo
storico che calza a pennello con lo spirito szigettiano.

Oltre a questo illustre pezzo di storia dell’heavy, sull’isola di Obuda vi sono stati altri eccellenti
spettacoli. Nella zona metal gli ormai famosi headbangers sono stati scossi dai Kamelot con un tocco
di vecchio power metal. Ammaliante la calda e profonda voce di Nina Hagen, estrosa e
dal fascino oscuro che ha proposto alcuni dei suoi pezzi più famosi e molte cover country-blues che
hanno attirato l’attenzione dei molti hippie del Sziget.

Il party arena era più affollato del solito grazie agli Infected Mushrooms, un gruppo
israeliano di musica elettronica, psichedelica e sperimentale, che aggredisce i neuroni ,mentre nella travelling funfair si
esibiscono quotidianamente compagnie teatrali e di danza. Oggi, dalla collinetta di fronte al palco,
ho ammirato una compagnia spagnoleggiante che suonava dal vivo con una minuta ma significativa
strumentazione, si snodava in un flamenco modernizzato da passi di danza contemporanei molto
raffinati, seppur movimentati.

Oltre alla musica e all’arte, sull’isola è presente una zona adibita alle iniziative sociali
in cui sono allestiti vari stand che offrono informazioni inerenti ai disturbi alimentari o malattie
in generale, fanno gratuitamente il test dell’ hiv, raccolgono collette per la beneficenza ed anche esiste un ability park per intrattenere i diversamente abili. Sono state edificate zone nelle quali è possibile utilizzare gratuitamente giochi di logica e non, giostre ed altri originali passatempi. Sono molto frequentati anche un labirinto e un piccolo museo di antichità.

Il 15 agosto, ultimo giorno di Sziget 2010, è ormai alle porte. Si avverte una certa tristezza, classica
sensazione prima di ogni partenza, ma questo non smorzerà l’adrenalina necessaria per reggere i
prossimi spettacoli: Monster Magnet, Fear Factory, Danko Jones, Kasabian e tanti altri. 
Saranno i
Muse a chiudere le porte dell’isola che non c’è, continuate a seguirci per leggere il resoconto finale!

RRocks

domenica 16 giugno 2013

Live Report Sziget Festival 2010, day3

Sziget day 3, all’insegna della varietà

Il terzo giorno di festival stato molto eterogeneo in quanto ha proposto una gran varietà di artisti, ognuno dei quali con una propria peculiarità. Il main stage è stato quasi interamente dedicato a musicisti osannati dalle nuove generazioni.
Poco dopo la scossa rock dei Papa Roach, è stata la volta di una star di recente ascesa: Mika.
Il giovane cantante inglese è stato ben accolto dal pubblico szigettiano, tanti giovani cullati dalla sua voce danzavano sulla sabbia cocente. Va detto che Mika gode di un’ottima padronanza del palco e della voce, e il nostro non si è risparmiato neanche uno dei suoi acuti. La serata è stata poi data in mano ai 30 Seconds To Mars che però pare che non siano stati molto graditi. Già a partire dal pomeriggio ho notato striscioni contro la band anche se c’è da ricordare che la scenografia del loro show è stata di grande effetto.

Il pubblico si è concentrato quasi tutto nel party arena per seguire lo show dei francesi 
Gotan Project i quali, attraverso un mix di jazz, elettronica e tango, hanno viaggiato
contemporaneamente nel passato e nel futuro dall’atmosfera onirica,
romantica e raffinata. Nello stage adibito al metal abbiamo assistito all´esibizione dei
Paradise Lost, che han funzionato meglio della benzina sul fuoco sacro dei metallari. 
E loro giù a scatenarsi nel loro ‘sport’ preferito, l'headbanging.

Le luci soffuse si tessevano alle tastiere gotiche che ricamavano il ritmo doom dal tipico
carattere nord europeo. Finito il concerto, nell´arena jazz incontro per caso la grande
nave bianca che ormai è consuetudine e leggenda al Sziget. Fermatasi su uno piazzale,
si é andato a creare un vero e proprio musical retto dalla cantante e dai musicisti sulla
prua rigorosamente vestiti di bianco e argento, riempito da balletti dei trampolieri che
intrattenevano il pubblico con la gestualitá classica del mondo circense. Tra questi spiccava
un ballerino che si snodava sinuoso arrampicandosi su di una sottile corda. Sono molto
amate le figure dei giocolieri, molti di loro si esibiscono sotto il tendone del magic mirror o
per le stradine di Obuda.

Tutto pareva svolgersi con la massima serenità, poi però è venuto un diluvio abominevole
che ha allagato gran parte della superfice dell´isola, comprese le tende, i locali e le
bancarelle sparse qua le là. Questo piccolo inconveniente non è bastato per fermare il grande
cuore palpitante dell´isola: molti musicisti han continuato a suonare sotto le
intemperie, tra cui la memorial session dedicata a Jimi Hendrix, passionale e coinvolgente.

Anche la pioggia si é piegata dinanzi alla potenza musicale del Sziget Festival e, dopo una
notte in umido, oggi risplende il sole.

É sempre moltolunga la fila dei ragazzi che si offrono come cavie per farsi aiutare sotto
la doccia da delle avvenenti fanciulle, le quali sponsorizzano un famoso bagnoschiuma.
Devo dire che al Sziget sanno proprio come invitare agli acquisti! Oggi, quarto giorno,
si respira un´aria molto densa per l´attesa degli Iron Maiden che si esibiranno alle
ore 21 sul grande palco del main stage. Alcuni fans sono giá prossimi alla zona a loro
interessata per guadagnarsi la prima fila. Ne vedremo delle belle, continuate a seguirci!
RRocks

Live Report Sziget Festival 2010, day 2

Sziget day 2, fantasia al potere

L´isola di Obuda trema ancora, al massimo del suo vigore! Il giorno due si è svolto all’insegna
della fantasia, ormai è abituale incontrare persone vestite delle maschere piú folli: puffi, sub spaziali
e tante parruche psichedeliche, è una gara aperta per scovare il personaggio piú stravagante.

I padroni indiscussi del main stage sono stati i The Specials, una delle prime ska band e iFaithless,
entrambi provenienti dal Regno Unito. Il loro electro pop ha coinvolto un numero incredibile di
ragazzi, molti dei quali indossavano una maglietta sulla quale era stampato God is a dj, una delle

loro canzoni più famose.
Dal Wan2A/38 stage hanno risposto ad alta voce i Gorillaz Sound System con un alternative electro
rock originale e di grande effetto. Nel rock-metal stage si è respirata un’aria decisamente dark. Sala
piena per i The 69 Eyes che hanno donato allo Sziget un velo gotico, i Nevergreen hanno cullato i
pensieri verso il mare del nord. Gli headbangers, non ancora esausti, hanno sostenuto calorosamente
Rómeó Vérzik, una simpatica hard rock band ungerese, molto influenzata dall’onda glam.

Il world music arena ha ospitato il nigeriano Tony Allen il quale, con il suo funky ben ritmato ed
elettrizzante, ha fatto ballare anche i meno propensi alla danza. Si è trovato il tempo anche di
sdraiarsi sul prato in pieno mood hippie per ascoltare una buona cover band ungherese dei The Doors
e una jam session della Palermo Boogie Gang che ha ri proposto il classico repertorio blues con
eleganza e brio.

Molto affascinante lo spettacolo gitano al roma satór tenuto da un ricco ensemble di musicisti. Si era
creata un’aria nostalgica e nel contempo di festa, tra le coppiette abbandonate alle romanticherie,
alcuni texani che danzavano concitati con i loro classici stivali e i temerari che volavano nel cielo
notturno di Budapest, legati alla fune del bungee jumping proprio sopra il tendone del concerto folk.

Il terzo giorno è da poco iniziato e i Papa Roach dal main stage hanno condito la sabbia ungherese giá
satura di birra, con un fresco rock americano che si fa notare un po´ da tutti i gusti.

Live Report Sziget 2010, day1

Sziget day 1: si balla fra reggae, ska e blues

Fra langos e gulash, Ska P e Buena Vista Social Club, il racconto della giornata
La serata del giorno uno è stata un tripudio di energia e colore. Le premesse per una giornata scoppiettante sono partite giá dal pomeriggio che ha ospitato, sul palco del grande main stage, il concerto degli Ska P, i quali hanno rinfrescato la cocente isola con una ventata di allegria.
Il clima subisce una grande escursione termica e si gira con un pullover in borsa per coprirsi al sorgere del sole. Lo Sziget viaggia solo su due binari opposti e l´eccesso é la carta da giocare per sentirsi un vero abitante dell´isola. La zona dedicata agli headbangers era iper affollata grazieall´esibizione dei Children of Bodom che hanno calcato la scena con armonie tetre, assoli di chitarra molto tecnici e tanta grinta che ha fomentato il pogo collettivo.
Dall´altro capo dell´isola era presente uno scorcio di Cuba, i Buena Vista Social Club. La corposa band ha raccontato in musica la cultura della propria terra con un ritmo latineggiante e senza tempo. Non molto lontano da questi è posizionato il party arena, il tempio della dance che ha accolto una calca claustrofobica durante lo show di Dj Shadow. Per le ore serali del main stage, è stata la volta dei
Madness.

Sicuramente il concerto che ha accolto più fans è stato quello dei Bad Religion. Incredibile il numero
di italiani lì presenti che sbandieravano il nostro simbolo tri colore al ritmo di un punk rock che ha
fatto la storia del genere. Erano presenti persone di ogni generazione e nazionalità, a dimostrazione
che qui il tempo e lo spazio sono ininfluenti.

Passeggiando fra le stradine alla ricerca di un lángos, una specie di pizza ungerese, fritta o non, sempre ipercalorica, resto ammutolita da una blues band davvero notevole. Padrone del palco è un estroverso cantante-chitarrista afro americano dalla voce profonda, vestito in maniera stravagante e multi colororata, accompagnato da un giovane bassista e un batterista: si tratta dei
Lord Bishop Rocks. Hanno ipnotizzato il pubblico con rock-blues dalla carica sensuale e coinvolgente,sembravamo tutti in balia di un rito voodoo. Dopo il fascino di questa band, non mi resta che andare a riposarmi ma lo Sziget ha altre sorprese da propormi.

In altri prati c’è anche chi sorseggia un cocktail versato in un secchiello da spiaggia con una cannuccia lunga un metro o chi aggiunge alla propria capigliatura delle treccine colorate che si vendono nella zona reggae. C´é perfino una zona adibita al relax, in caso qualcuno non lo si senta già abbastanza!
Allo Sziget Festival, basta voltare l´angolo per scoprire qualcosa di nuovo. Dall´isola di Obuda é tutto,
per ora. 
RRocks

Live Report Sziget Festival 2010 - 1st preview

Sziget giorno 1: oltrepassare il limite

L'eccesso è la regola del gioco per entrare nello spirito "szigettiano".
Il giorno zero ha scosso l’isola di Obuda come un terremoto. Qui il tempo non esiste e il sole scotta fino al tramonto, per poi lasciarti in balia di una forte umidità che penetra nelle ossa. 
L’eccesso è la regola del gioco per entrare nello spirito “szigettiano”.
A partire dalle ore 14, sul palco dell’arena jazz si sono esibiti gruppi appartenenti alla scena contemporanea ungherese, che hanno collaborato con artisti del calibro di Tommy Campbell e Dean Brown. L’ atmosfera straniava gli spettatori, persi nel groove come se fossero stati ipnotizzati. Molti si sedevano sulla collinetta per meglio ammirare il primo attore: un sassofono tenore sensuale e carismatico. Alla fine del concerto, mi avvio verso il simpatico mercatino e incontro un gruppo di ragazzi che ballano al ritmo del buon vecchio rock’n'roll, uno spettacolino é stato organizzato da Radio Barkas, una stravagante emittente radiofonica locale.

Dopo qualche danza e molti sorrisi, alzo il capo per meglio vedere tre giovani che sfidano la forza di gravità su dei trampoli altissimi, seguiti da una nave bianca e una schiera di ammiratori, tra i quali spicca un vecchietto in kilt.

La serata è poi esplosa al Main Stage grazie al concerto dei the Wailers, la calca era impressionante, cullata da un reggae scatenato e l’adrenalina saliva sempre più a livelli esorbitanti. Divertente passeggiare sulla stessa area appena finito il concerto: migliaia di bicchieri di birra sotterrati dalla sabbia.
La notte è ancora lunga, passeggio osservando il popolo dello Sziget dirigersi al locale prediletto, secondo le necessità e i gusti. All’ European meeting point centinaia di giovani volteggiano al ritmo di musica folk greca e ungherese, parevano quasi gli invitati ad un matrimonio tradizionale. Mentre giro l’angolo alla ricerca delle mini ciambelline fritte che creano dipendenza al primo assaggio, il mio sguardo si sofferma su coloro che si cimentano a cavalcare il classico toro impazzito delle fiere, tutto ciò condito con un po’ di southern rock americano. Continuando a camminare, mi scontro con delle maxi chitarre colorate che fanno da monumento alla zona dedicata agli headbangers, un’ eden per i metal fan che offre ottimi concerti e buone scelte musicali allo stereo. 
Oggi, giorno uno, l´isola di Obuda si è trasformata in una nuova Woodstock europea: oggi tocca agli Ska P e a seguire The Hives, Children of Bodom, Insane, Buena Vista Social Club, Madness, Bad Religion, tutti nella stessa giornata. La musica regna sovrana e anche io sono spinta, assieme alla folla, a seguirla in ogni piccolo micro mondo dello Sziget.

C´é ancora tanto da scoprire, vi lascio per fuggire alla ricerca di nuove stramberie e per raccontarvi altre avventure. Dall´isola di Obuda è tutto,
Stay Tuned!
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