mercoledì 20 ottobre 2010

Ufomammut: EVE

Il trio italiano (Poia alla chitarra, Urlo al basso/voce e Vita alla batteria) ha sfornato il suo quinto lavoro: Eve. Gli Ufomammut sono una band che ha già solcato ,con discreto successo, i confini italiani (hanno suonato come gruppo spalla per band come i Down, i Baroness, i Motorpsycho), in Eve esplicitano una grande maturazione artistica. Sono dotati di grande carisma sia dal punto di vista dello sperimentalismo musicale che nella scelta dei temi trattati, il che rende difficile l’etichettarli in un genere ben definito. La loro peculiarità sta nella maestria di mescolare fluidamente il synth, il progressive, l’industrial e la psichedelia.
Fin dai loro primi album spiccano le ambientazioni più interiori e fantasiose, come quella demoniaca (in Lucifer Songs) oppure l’affascinante viaggio nello spazio (in Snailink). Eve è un’ode alla prima donna della storia e una riflessione sul senso di dolore e ribellione insiti nell’uomo fin dai primordi della creazione umana. L’album proietta la mente verso una discesa negli inferi, un brivido diabolico ma ingegnoso. È strutturato secondo la filosofia del “concept album”, sviluppato in cinque movimenti. È una ripresa della “psichedelia pinkfloydiana” in senso manieristico e perciò attualizzata tecnicamente e strumentalmente. Il non sottovalutare l’ombra dei Pink Floyd sugli Ufomammut è la chiave d’accesso alla comprensione del loro lavoro, così complesso, argomentato e stupefacente. 
Immediatamente, il primo movimento catapulta nell’oscurità, in un connubio tra synth e chitarra. La voce si presenta come un fantasma, creando un effetto di sacralità che rimanda al canto gregoriano. La forza e l’impatto musicale crescono d’intensità girando sullo stesso tema che diventa ossessivo. La musica si fa sempre più concitata, si avverte un’atmosfera spaziale dalla quale nasce il secondo movimento, accompagnato da bisbigli vocali e una micro melodia composta tre suoni discendenti, la quale viene ripetuta ininterrottamente e, seguita da sottofondi dal timbro grave e pesante, produce molta tensione.
 I tre suoni si acquietano e lasciano spazio ad una voce dalla declamazione soave, per poi ripiombare nel buio al termine del brano, dove la batteria scandisce un ritmo sempre più concitato e aggressivo e collega al terzo movimento, dal sapore davvero infernale. Dopo il riverbero, entra la voce evolutasi in un grido disperato, come fosse un momento concesso ad Eva per dare libero sfogo al suo dolore, causato dal rimorso per gli errori da lei commessi e dalla sua conseguente dannazione. Il tempo incalza e sul quarto movimento la chitarra si destreggia in un intenso e combattivo assolo dal quale risorge la voce/urlo.
Tutto è pronto per la risoluzione, il quinto e ultimo movimento ha un carattere epico e nel contempo funerario, luttuoso. Sempre più oscuro, la velocità aumenta e voci di sottofondo farfugliano in sordina divenendo assordanti, pare quasi che rasentino la follia. Il finale ripropone la micro melodia di tre suoni che resta nuda, sola, fino a spegnersi nel nulla dopo l’avventura nel caos. Casualità o premeditazione, il numero 3 risuona in tutto l’album, (il terzo movimento che ospita il grido disperato dura tre minuti, è preceduto dalla stessa serie di tre suoni che chiude l’ultimo brano). Numero sacro per antonomasia, sancisce il patto tra Eva e Dio in un mondo musicale geniale, fuori dagli schemi, nella eterna lotta tra bene e male.
Eve è un album dal raro fascino, si presta ad ampie possibilità di meditazione e trascendenza dal pensiero generale, colpisce nel profondo dell’animo umano offrendo nuovi punti di vista. È stato prodotto dalla Supernatural Cat con apporti grafici e video a cura della Malleus Rock Art Lab.
RRocks