Il trio
italiano (Poia alla chitarra, Urlo al basso/voce e Vita alla batteria) ha
sfornato il suo quinto lavoro: Eve.
Gli Ufomammut sono una band che ha
già solcato ,con discreto successo, i confini italiani (hanno suonato come
gruppo spalla per band come i Down, i Baroness, i Motorpsycho), in Eve esplicitano una grande maturazione
artistica. Sono dotati di grande carisma sia dal punto di vista dello
sperimentalismo musicale che nella scelta dei temi trattati, il che rende
difficile l’etichettarli in un genere ben definito. La loro peculiarità sta
nella maestria di mescolare fluidamente il synth, il progressive, l’industrial
e la psichedelia.
Fin dai
loro primi album spiccano le ambientazioni più interiori e fantasiose, come
quella demoniaca (in Lucifer Songs) oppure l’affascinante viaggio nello spazio
(in Snailink). Eve è un’ode alla
prima donna della storia e una riflessione sul senso di dolore e ribellione
insiti nell’uomo fin dai primordi della creazione umana. L’album proietta la
mente verso una discesa negli inferi, un brivido diabolico ma ingegnoso. È
strutturato secondo la filosofia del “concept album”, sviluppato in cinque
movimenti. È una ripresa della “psichedelia pinkfloydiana” in senso
manieristico e perciò attualizzata tecnicamente e strumentalmente. Il non
sottovalutare l’ombra dei Pink Floyd sugli Ufomammut
è la chiave d’accesso alla comprensione del loro lavoro, così complesso,
argomentato e stupefacente.
Immediatamente,
il primo movimento catapulta nell’oscurità, in un connubio tra synth e chitarra.
La voce si presenta come un fantasma, creando un effetto di sacralità che
rimanda al canto gregoriano. La forza e l’impatto musicale crescono d’intensità
girando sullo stesso tema che diventa ossessivo. La musica si fa sempre più
concitata, si avverte un’atmosfera spaziale dalla quale nasce il secondo
movimento, accompagnato da bisbigli vocali e una micro melodia composta tre
suoni discendenti, la quale viene ripetuta ininterrottamente e, seguita da
sottofondi dal timbro grave e pesante, produce molta tensione.
I tre suoni si acquietano e lasciano spazio ad
una voce dalla declamazione soave, per poi ripiombare nel buio al termine del
brano, dove la batteria scandisce un ritmo sempre più concitato e aggressivo e collega
al terzo movimento, dal sapore davvero infernale. Dopo il riverbero, entra la
voce evolutasi in un grido disperato, come fosse un momento concesso ad Eva per
dare libero sfogo al suo dolore, causato dal rimorso per gli errori da lei
commessi e dalla sua conseguente dannazione. Il tempo incalza e sul quarto
movimento la chitarra si destreggia in un intenso e combattivo assolo dal quale
risorge la voce/urlo.
Tutto è
pronto per la risoluzione, il quinto e ultimo movimento ha un carattere epico e
nel contempo funerario, luttuoso. Sempre più oscuro, la velocità aumenta e voci
di sottofondo farfugliano in sordina divenendo assordanti, pare quasi che
rasentino la follia. Il finale ripropone la micro melodia di tre suoni che
resta nuda, sola, fino a spegnersi nel nulla dopo l’avventura nel caos.
Casualità o premeditazione, il numero 3 risuona in tutto l’album, (il terzo
movimento che ospita il grido disperato dura tre minuti, è preceduto dalla
stessa serie di tre suoni che chiude l’ultimo brano). Numero sacro per
antonomasia, sancisce il patto tra Eva e Dio in un mondo musicale geniale,
fuori dagli schemi, nella eterna lotta tra bene e male.
Eve è un
album dal raro fascino, si presta ad ampie possibilità di meditazione e
trascendenza dal pensiero generale, colpisce nel profondo dell’animo umano
offrendo nuovi punti di vista. È stato prodotto dalla Supernatural Cat con
apporti grafici e video a cura della Malleus Rock Art Lab.
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