mercoledì 2 dicembre 2009

Epica: Design Your Universe

Originalità e qualità sono il biglietto da visita di una band che ha saputo superare i confini del metal.
Gli Epica hanno prodotto il loro ultimo capolavoro, uscito il 16 ottobre: Design Your Universe. Il fondatore del gruppo olandese è il chitarrista Mark Jansen , coadiuvato dalla mezzo-soprano Simone Simons, (ai quali si sono aggiunti, nella formazione attuale: Isaac Delahaye – chitarra, Coen Janssen – tastiere, Yves Huts – basso e growl ed Ariën Van Weesenbeek – batteria e growl).
Il loro stile si identifica in un ensemble di musica sinfonica orchestrale, cori lirici, sound metal, voce lirica femminile e growl, che riflette un indirizzo epico, gotico e trascendentale. Il particolare alternarsi tra growl e lirica crea un continuo scontro tra le forze degli inferi e quelle angeliche.
La loro musica è una filosofia pragmatizzata in suoni, molto indirizzata verso la ricerca ascetica ( il loro disco Consign To Oblivion era ispirato alla cultura Maya). Mark Jansen tiene molto ad esprimere il concept relativo ad ogni lavoro attuato e, riguardo a Design Your Universe, lo ha descritto come una rivoluzione nei legami umani a “livello subatomico” e illustra un’ipotetica capacità di modificare la materia con la forza del pensiero.
Il mini concept dell’album è presentato in tre saghe, intitolate: A New Age Dawns. Il pensiero  dei brani  è ispirato all’etica new ageiana e alla nuova visione del mondo in chiave ascetica.
Vi sono degli apporti vocali da parte di Tony Kakko, cantante dei Sonata Arctica, (nel brano White Waters) e di Amanda Somerville.
Dopo Samadhi (Prelude), un’introduzione orchestrale con tanto di un coro corposo, inizia il primo brano della saga relativa al mini concept: Resign To Surrender (A New Age Dawns Part IV ). Dopo la magnificenza sinfonica vi è un alternarsi tra growl e cori concitati, a seguire la delicata voce della Simons, come in un sogno.
Unleashed. Una grintosa voce solista è sorretta dall’accompagnamento corale in stile gregoriano, verso la fine la melodia diventa più vissuta, espressa in acuti che penetrano nel profondo dell’animo.
Martyr Of The Free World, l’intro graffiante della band procede per canone con l’orchestra che resta sempre in secondo rilievo. A seguire si presenta la voce femminile, accompagnata dal coro, con interludio di growl. Il brano si chiude in un tempo debole, quasi a significare che il martirio non abbia fine
Our destiny, una canzone dal gusto esotico. La voce inebriante duetta con il growl nel mentre si esibiscono ritmi incalzanti ed armonie intrecciate e complesse.
Arriva la seconda parte della saga: Kingdom Of Heaven (A New Age Dawns Part V) . Voci baritonali, spettrali, introducono cadenze orchestrali a canone per un habitat oscuro. Dopo i cori aprono e chiudono una sezione dalla melodia orientaleggiante.
The price of freedom (Interlude), un tenebroso sottofondo di piano e orchestra in pianissimo accompagna su un parlato scattante e veloce. Per questo brano è stata campionata la voce di George Bush.
Burn To A Cinder, entra il coro  con un ritmo spezzato, la voce ritorna esotica e viaggia trasformandosi in un inno combattivo con un ottimo assolo di chitarra elettrica. Il brano termina in splendide risoluzioni melodiche, trasognanti nel loro accompagnare la voce fatata.
Tides Of Time trasmette una dolcezza infinita grazie all’ intro del pianoforte. La voce angelicata rasserena e dona pace sopra un crescendo orchestrale il quale, senza essere stravolto, viene armonizzato con finezza.
Deconstruct e  Semblance of liberty sono segni della maestria che nasce dalla perfetta commistione tra growl , voce ed orchestra, tra canoni e giochi tecnici.
White waters è molto intimistica, il suo intro serpeggia silenzioso e culla i pensieri verso oceani di serenità.
La terza e ultima parte della saga è: Design Your Universe ( A New Age Dawns Part VI) una canzone incantevole dal sapore coinvolgente e delicato come base per una voce eterea, in un’atmosfera gotica e misteriosa. Il passaggio tra le due voci, lirica e growl, è un percorso parallelo di aggressività e misticismo. Angeli e tenebre, descritti da un tema incalzante che regge sincopato tutta la melodia. Termina con uno splendido duetto voce/piano.
Il disco si chiude con Incentive (Bonus Track), torna il tema esotico, stavolta molto movimentato. Il coro segue una linea gotica, incalzante in melodie a terzine dove una voce maschile duetta con il growl.
Il primo singolo estratto è Unleashed che già vanta la messa in onda del suo video.
Il messaggio simbolico dell’album è esplicato dalla copertina dell’album, dove, una donna in fase di meditazione yoga, sprigiona energia positiva dalla mano destra, mentre dalla sinistra offre energia negativa. Inoltre sullo sfondo pare che lei abbia capovolto le regole fisiche che reggono la materia, portando il mondo subacqueo in superficie e quello cittadino sottoterra.

Gli Epica hanno saputo contestualizzare l’infinita lotta tra bene e male, con uno sguardo verso le dimensioni altre. Design Your Universe è un album dalla vasta ricerca spirituale da cui trarre grandi insegnamenti.

                                                                                                                          RRocks

martedì 20 ottobre 2009

The Glamour Manifesto

Dopo l’approdo in Giappone, dove questo disco è ucito prima che da noi, i The Glamour Manifesto tentano la salita tra le hits italiane con il loro omonimo album d’esordio. Quattro ragazzi di Jesolo (Armen, Francesco, Riccardo e Mattia) si vestono di uno stile innovativo, fresco e spensierato.
Sicuramente diretti all’attenzione dei teenagers, la loro musica è libera sia da un punto di vista sonoro che testuale. I temi trattati decantano uno spirito ribelle, un voler essere fuori dagli schemi che unifica un po’ tutto l’universo giovanile. I testi sono poco originali, ma è giustificabile se si pensa all’età dei loro ipotetici ascoltatori. Aggiungono alla musica elettronica una venatura di indie che fa sfoggio di un’originalità capace di oltrepassare i confini italiani.
L’ Intro e Interlude sono due tracce strumentali, dal forte impeto melodico. Molti brani si focalizzano sulle questioni sentimentali, vissute con l’esperienza degli occhi di un ragazzo.
Between Transparent and Sparkling è una dichiarazione d’amore semplicistica, coerente con i nostri tempi, Visual System Turismo descrive il desiderio di trascorrere un’avventura notturna con una ragazza piacente. Lights, Cameras, Action! L’incontro d’amore come in una scena di un film.
No, No.. Now! È proprio ora il momento di vivere l’ emozione nella follia del sound. Digital Behavior, il piacere dell’ubriachezza in due. Nuclear Me: un’esplosione di energia sul dancefloor .
Non mancano i riferimenti all’indie con Hide and Eat che tratta classici discorsi di un corteggiamento adolescenziale (che con poche perifrasi svela il nocciolo della questione) e Sunlight Vs Moonlight che parla di una ragazza iperattiva, una regina della notte nella discoteca che illumina le serate di chi la guarda.
My Favorite Murderer è un inno alla libertà d’espressione  e una simpatica fuga dalla morte che prende in giro un ipotetico assassino.
L’ultima traccia è il coinvolgente Hyper Mix di Between Transparent and Sparkling.
Il felice incontro della band con il sound engineer Luca Spigato (che ha prodotto anche i Vanilla Sky) gli ha permesso di ridurre le tappe della gavetta verso il successo. Recentemente hanno anche partecipato all’MTV Total Request Live.

L’estro musicale è il marchio del loro successo di giovani tra i giovani, in quanto non si amalgamano al classico genere prettamente “made in Italy” destinato agli under twenty, tuttavia, la monotonia tematica risulta a lungo andare stancante per i più pretenziosi.


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lunedì 19 ottobre 2009

Paradise Lost: Faith Divides Us - Death Unites Us

Undici anni di esperienza, quindici album alle spalle, la band inglese è un pilastro del gothic/doom metal moderno. Ultimamente si sono avvicinati anche al synth apportanto molti effetti elettronici nel loro sound. Reduci dall’indirizzo death degli esordi, Holmes passa dal growl alla classica vocalità con maestria.
I Paradise Lost sono portavoci di una malinconia universale.
Artisti surreali, proiettano atmosfere nordiche al limite tra inferno e paradiso. Il fascino del gothic proviene soprattutto dall’utilizzo di scale minori armoniche, derivanti dalla musica sacra medioevale. Questo gli dona quel senso mistico e misterioso che tanto affascina i suoi seguaci.
Per gli amanti del genere, presentano un lavoro ricco di introspezione. Temi funerari, psicologici, crudi, caratterizzano un album dal non facile ascolto, più vicino, forse, ad animi riflessivi e dai gusti poco scontati. Atmosfere oscure rendono accattivante ogni brano, come una scoperta dentro il segreto di se stessi ed del mondo che ci circonda.
As Horizons End, voci corali introducono un ambiente spettrale,è tutta giocata su riff relativi a scale minori che appesantiscono l’aria e la sensazione della fine. I Remain, un tema prettamente gotico riscalda l’intero brano donandogli un tono più aggressivo e movimentato. First Light è un brano tipicamente doom, dai passaggi molto intimistici, con un delicato e appassionato assolo di tastiera. Frailty, torna il coro, stavolta diretto verso ritmi graffianti carichi di energia. Faith divides us death unites us, un viaggio verso dimensioni altre. Dove la fede cessa di esistere esiste solo la certezza della fine. The Rise Of Denial, un coro di monaci apre le porte infernali di un’atmosfera che riesce ad essere realisticamente demoniaca.
Non manca un tocco di sound aggressivo in Living With Scars e Universal Dream, dove la chitarra si destreggia in buoni assoli ricchi di intensità. Last Regret, un universo melanconico e atemporale, un oscuro dispiacere tra i ghiacci dell’anima che nasconde però un acceso finale. In Truth svela la maschera della falsità che sorge dalle tenebre di una melodia intrigante e misteriosa.
Questo lavoro è stato prodotto da Jens Bogren, che ha lavorato con i magnati del doom/ gothic quali i Katatonia e gli Opeth.
Faith Divides Us - Death Unites Us è un album dalle forti emozioni, propenso però verso chi si è già affacciato sulla dimensione unica e attraente del gothic, in modo tale da valorizzare al massimo questo stile privandolo del velo dell’incomprensione.

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lunedì 5 ottobre 2009

Sunset: I.H.R.

Il fortunato e recente sodalizio di tre artisti (Alberto Rot Rudoni – chitarra, Simon Locatelli – voce , Alex Rosalio – basso) ci regala un rock tutto italiano.
I Sunset possono decantare molti meriti, il più rilevante è l’ardua scelta di cantare, in lingua italiana, dei brani dalla ritmica storicamente ed oggettivamente più vicina all’inglese. La loro forte personalità, una voce dall’estensione invidiabile, una buona tecnica metal ( sono evidenti i precedenti della partecipazione nei Transylvania, cover band degli Iron Maiden) e l’originalità stilistica, hanno nutrito un album estroverso e dal sapore inconsueto. Questo loro esordio riconduce quasi ai vecchi Litfiba, con testi  capaci di offrire immagini surreali, tra metafore oniriche e mera quotidianità.

L’estro si fa sentire fin dall’inizio con H.I.C. , una simpatica registrazione elettronica, tendente al growl, che sponsorizza il nome del gruppo e quello dell’album e non manca neppure nella traccia bonus finale: Slam Dunk, un connubio tra metal e giapponese che non passa inosservato.
Carica R.N.R. è un rock’n’roll modernizzato dall’esperienza heavy metal. È una sconvolgente emozione nell’animo di un uomo, ispirata dalla sensualità prorompente di una donna. Il legame tra rock duro e sentimento è sempre stata una carta vincente. Se Solo Sei è un inno alla vita, dedicato a chi non ha prospettive differenti dal proprio isolamento. Perché il rock sa essere consolatorio più di ogni altra cosa, sarà proprio lui “l’angelo” tanto menzionato nel brano?
Nella molteplicità intenzionale di I.H.R. vi sono anche due tracce dal gusto funk:  Ombre e Nuvole che si scorgono nel deserto della mediocrità di chi non si è mai fermato a riflettere sul senso della propria esistenza e Portami Via, una fuga verso lande felici e soprattutto soleggiate, umanamente e musicalmente.
Talvolta siamo noi stessi i nostri peggior nemici: Veleno Per L’anima racconta la trasformazione camaleontica dell’uomo attraverso un’ubriaca sofferenza. Il viaggio continua con Grigio Notte la quale vanta di un’eccellente ambientazione, con tanto di effetto fonico del traffico. È una corsa che sa di ricerca nella frenesia cittadina, un sogno, un monologo lungo la strada verso il senso.

Italian Heavy Rock è disponibile in distribuzione digitale, è un album che rappresenta l’italianità, il compromesso tra il rude uomo rock’n’roll e l’uomo riflessivo, alla scoperta di se stesso e dei propri limiti, nei piccoli grandi episodi della vita. La stesso navigare in più generi e saper fondere passato con presente è una realtà italiana, un’etichetta che i Sunset hanno sbandierato con ingegno, creatività e bravura.


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domenica 6 settembre 2009

Amantyde: Bleeding Miles

Il gruppo trevisano ha partorito il suo terzo lavoro: Bleeding Miles. I suoi componenti (Nicky/voce,  Randy/chitarra, Andrea/basso e Chad/batteria) sono ragazzi di giovane età ma di ottima preparazione. Gli Amantyde si distinguono per la scelta di genere (le loro radici si fondono con band come Katatonia, Deftones o Black Label Society) molto prontata sull’alternative metal e, soprattutto, per la presenza della voce femminile, che non ha nulla da invidiare alla potenza canora maschile; Nicky sa gestire varie timbriche, alterna fluidamente dolcezza melodica a sezioni grintose.
Bleeding Miles è un album ricco di innovazioni e contenuti, fondamentalmente aggressivo, sofferto, “sanguinante”. È un disco di ricerca, sia interiore che musicale. Argomenti profondi e strumentazione intensa si mescolano in un dualismo che non passa inosservato.
Demonize Me, canzone travolgente che si smuove in ambiente demoniaco. Portata al limite del vigore, grazie alla voce da pantera, è ricca di pause che creano suspense. Ailieene è molto più cantabile, l’accompagnamento lieve  le dona una venatura malinconica, in un viaggio che non può tornare sui suoi passi, come se vivesse in una sorta di triste menzogna. Never Enough , song dal sapore funk, non  è mai abbastanza il suo ritmo incanzalte, fino all’ultima plettrata di chitarra. What Else Is There è una corsa alla ricerca di un qualcosa che vada oltre le apparenze e i confini del sound. In To The Fire è davvero un salto nel fuoco , una canzone dal carattere deciso e prepotente. Bleeding Miles Distant, molto sofferta, narra del lungo cammino del ritorno e del tema del perdono. Dust Childhood, un’attesa nell’ombra dell’ infanzia impolverata nel cuore delle tenebre. My Cold Room, un ritornello orecchiabile parla della freddezza della vergogna e dello sconosciuto. Never Die (My Friend) lenta e riflessiva, di ispirazione nordica. Ritornello a doppia voce e assolo ben congeniati.
Il cd si chiude con Nothing But The Rain, una tempesta che batte sui timpani, verso la pazzia di chi attende sotto la pioggia.

Bleeding Miles è un simbolo di sperimentazione, che ha permesso agli Amantyde di proporre un sound insolito e testi dal grande significato. Ricorrono spesso i temi dell’attesa e del viaggio, propensi, magari, verso un meritato successo.


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domenica 9 agosto 2009

Land Of Mordor: Still Awake

I Land Of Mordor sono un gruppo death metal spagnolo. Nati pochi anni fa, sperimentalismo  e commistione di generi sono il loro marchio di fabbrica. La loro maestria si concretizza in molti arpeggi e cambi ritmici. Frequenti tonalità minori avvicinano al gothic, ma non è difficile notare in loro anche qualche venatura power metal. La voce growl aumenta l’eclettismo della band in un dualismo con la fluidità e la morbidezza della tastiera. La band, dopo varie sostituzioni, attualmente è composta da cinque membri: Gonzalo/ chitarra solista, Pedro/ batteria, Jedi/basso, Darren/ tastiere  ed Alex/ voce e chitarra. Still awake è il loro ultimo album che, in sole sei tracce (davvero poche ma buone), racchiude tutte le loro peculiarità.
Il cd si apre con Crimson Peace, caratterizzata da un assolo velocissimo e da molti cambi ritmici. Verso la fine si mostra un growl profondo e tastiere dalle tonalità gotiche. Russia, la seconda traccia, presenta un intro molto coinciso e una melodia affascinante. È forte il contrasto tra voce e batteria graffianti e tastiera docile. Unholy Terror Comes si presenta da subito come combattiva, presagio del terrore incombente. Una trama in fuga e travolgente. Gli arpeggi minori concludono un lungo assolo di chitarra, difficile da eseguire. In Darklord la chitarra intraprende il viaggio musicale con arpeggi che giocano su un tema in re minore conduttore di tutto il brano, ripreso poi dalla tastiera. Un rallentamento ritmico che gioca con corde e batteria, porta al presagio dell’ “oscuro signore”. Il finale si espone il  ritorno del tema iniziale.
In A Kiss Of Hope traspare la speranza, svelata in un dolcissimo intro di tastiera (quasi una sonata al chiaro di luna), che fa seguire poi la componente ossimorica di voce delicata (con la speciale collaborazione di Elisa C. Martín) e growl. Un alone di pace si sparge sulla parte centrale con rasseneranti assoli,di chitarra e poi tastiera. Ritorna l’intro iniziale più carico, grazie al contributo emozionale della chitarra e si spegne poi in un “bacio” di suoni, provenienti dai tasti di Darren.
L’album chiude con A Kiss Of Hope in versione singolo, scelta azzeccata in quanto è la canzone più ricca ed espressiva del disco.
Still Awake è sicuramente un disco che colpisce per la sua pluridirezionalità ed energia, che gli permettono di abbracciare i vari gusti dell’ascoltatore.

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martedì 7 luglio 2009

Magnum: Into the Valley of the Moon King

La band, assieme a Black Sabbath e Judas Priest, è il pilastro rock su cui si regge la città di Birmingham  ed ha partorito il suo quindicesimo album studio, una conferma per tutti gli  appassionati di  hard rock symphonic.
Già dal primo ascolto di Into the Valley of the Moon King siamo catapultati nell’atmosfera fiabesca, legata ai mille segreti della cultura nordica, tra i ghiacci e i miti visti dagli occhi dell’anima. L’album presenta varie sfaccettature, alla tastiera Stanway dona un forte elemento caratterizzante .
La tonalità minore dell’Intro è come un soffio di vento che collega alla seconda traccia Cry to yourself, un viaggio interiore dalla melodia rassenerante, verso infiniti orizzonti raccontati nel brano In my mind’s eye. A contrasto, una combattiva All my bridges, dall’animo hard rock. Take me to the edge è trasportata da un rift dalle forti venature rock, con un ritornello duro e convincente. Intro di chitarra per The moon king,racconta la presenza epica del re della luna ripresentato nella graffiante voce di Bob Catley. No one knows his name ,un uomo solo in mezzo al ghiaccio dell’indifferenza, ma nulla è perso nella memoria.Time to cross that river, una delle melodie più tristi e degli assoli più intensi dell’album cantano il coraggio di essere responsabili delle proprie scelte. If I ever lose my mind, dal dolore nei rift si evince la perdita di se stessi nelle ombre oscure e gelide,alla ricerca di una terra promessa. A face in the crowd, infinita dolcezza di una caduta  nel buio, per ritrovare nella folla  la speranza di un volto amico , senza perdersi nel pianto disperato. Feels like trahison, ritmo movimentato, la vita vista come un gioco, mentre un uomo della notte guarda l’incessante corsa umana.
Una traccia ammaliante  chiude l’album, Blood on your barbed wire thorns, questo sangue sui fili metallici che bolle nello spirito hard rock, condito con qualche frecciatina blues del piano. Sul finale,a sorpresa, una melodia rassicurante che vola lontano, lasciando sotto di sé la valle verso un sole di pace.
Questo album, eclettico e suggestivo, è una conferma del grande talento dei Magnum che, attualizzandosi, ha saputo riproporsi al pubblico del nuovo millennio, senza però rinunciare alla propria verve.
Into The Valley Of The Moon King sarà disponibile in tre versioni: album standard, formato Digipak alta qualità, composto da un CD e DVD bonus e, per i collezionisti, l’immancabile vinile assieme  a due LPs e alla copertina (magnificamente disegnata da Rodney Matthews), la quale rende immagine tangibile l’atmosfera magica di questo album.


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