Undici anni di esperienza, quindici album
alle spalle, la band inglese è un pilastro del gothic/doom metal
moderno. Ultimamente si sono avvicinati anche al synth apportanto molti
effetti elettronici nel loro sound. Reduci dall’indirizzo death degli
esordi, Holmes passa dal growl alla classica vocalità con maestria.
I Paradise Lost sono portavoci di una malinconia universale.
Artisti surreali, proiettano atmosfere nordiche al limite tra inferno e paradiso. Il fascino del gothic proviene soprattutto dall’utilizzo di scale minori armoniche, derivanti dalla musica sacra medioevale. Questo gli dona quel senso mistico e misterioso che tanto affascina i suoi seguaci.
Artisti surreali, proiettano atmosfere nordiche al limite tra inferno e paradiso. Il fascino del gothic proviene soprattutto dall’utilizzo di scale minori armoniche, derivanti dalla musica sacra medioevale. Questo gli dona quel senso mistico e misterioso che tanto affascina i suoi seguaci.
Per gli amanti del genere, presentano un
lavoro ricco di introspezione. Temi funerari, psicologici, crudi,
caratterizzano un album dal non facile ascolto, più vicino, forse, ad
animi riflessivi e dai gusti poco scontati. Atmosfere oscure rendono
accattivante ogni brano, come una scoperta dentro il segreto di se
stessi ed del mondo che ci circonda.
As Horizons End, voci corali
introducono un ambiente spettrale,è tutta giocata su riff relativi a
scale minori che appesantiscono l’aria e la sensazione della fine. I Remain, un tema prettamente gotico riscalda l’intero brano donandogli un tono più aggressivo e movimentato. First Light è un brano tipicamente doom, dai passaggi molto intimistici, con un delicato e appassionato assolo di tastiera. Frailty, torna il coro, stavolta diretto verso ritmi graffianti carichi di energia. Faith divides us death unites us, un viaggio verso dimensioni altre. Dove la fede cessa di esistere esiste solo la certezza della fine. The Rise Of Denial, un coro di monaci apre le porte infernali di un’atmosfera che riesce ad essere realisticamente demoniaca.
Non manca un tocco di sound aggressivo in Living With Scars e Universal Dream, dove la chitarra si destreggia in buoni assoli ricchi di intensità. Last Regret, un universo melanconico e atemporale, un oscuro dispiacere tra i ghiacci dell’anima che nasconde però un acceso finale. In Truth svela la maschera della falsità che sorge dalle tenebre di una melodia intrigante e misteriosa.
Questo lavoro è stato prodotto da Jens Bogren, che ha lavorato con i magnati del doom/ gothic quali i Katatonia e gli Opeth.
Faith Divides Us - Death Unites Us
è un album dalle forti emozioni, propenso però verso chi si è già
affacciato sulla dimensione unica e attraente del gothic, in modo tale
da valorizzare al massimo questo stile privandolo del velo
dell’incomprensione.
RRocks
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