sabato 20 marzo 2010

L.A. GUNS HAVE SHOWN NO MERCY!

L.A. Guns live in Rome, 3 marzo 2010, Jailbreak.
Uno degli ultimi baluardi del Glam, mantenutosi ancora vigoroso, si è esibito a Roma lo scorso 3 marzo presso il Jailbreak di via Tiburtina. Gli L.A. Guns sono un gruppo di Los Angeles nato nel lontano 1983 che, assieme a Guns’n’Roses, Mötley Crüe, W.A.S.P., Ratt, Warrant, Poison (e numerose altre meritevoli band) ha dato vita al mito dell’ Hair Rock, segnando profondamente la generazione degli “eighties” .
Non è da sottovalutare l’impatto psicologico, emotivo, oltre a quello ovviamente musicale, del Glam sugli animi degli ascoltatori, una revisione in chiave moderna del movimento “hippy”, diversi presupposti ma stesso potenziale carismatico ed ipnotico. Pare che io stia argomentando un evento che appare più in qualità di reperto storico piuttosto che di movimento contemporaneo. Proviamo a capire quale delle due ipotesi sia la più realistica. Nonostante non sia stata una rivoluzione portata avanti dal nostro Paese in quanto fonda le sue radici quasi totalmente negli Stati Uniti, in Italia, che si sappia o meno, vivono ancora oggi migliaia di seguaci del Glam. Non bisogna distinguerli dalla massa per l’adozione di un abbigliamento che appare direttamente riesumato dai tipici guardaroba degli anni ’80, perché questo li ridurrebbe ad un mero ed effimero stereotipo, non è questo il punto. Il Glam è molto più di un semplice ed alternativo life style, è un qualcosa di intimo, una condizione mentale.  Mai essere superficiali quando si discute di questioni sentimentali e credo che la musica sia una delle massime esteriorizzazioni e, nello stesso tempo, interiorizzazioni dell’indole più nascosta dell’uomo.
Avendo assistito in prima persona al concerto, non mi sentivo capace di escludere l’emozione soggettiva piuttosto che limitarmi una mera elencazione dei fatti. Appena arrivata al Jailbreak avverto un forte profumo di casa. Sul palco si destreggia il gruppo spalla degli L.A. Guns, i Marconi, un’eccellente band emergente bolognese. Godono di un’ottima qualità tecnica, da sommarsi ad una voce fuori dal comune e grintose idee musicali, sicuramente una delle tante risposte positive alla odierna domanda retorica sull’esistenza o persistenza del Rock genuino e concreto in Italia. Dopo il forte spettacolo dei Marconi, l’ansia d’attesa inizia a moltiplicarsi tra i fans, intrattenuti dal sapiente dj, con uno dei dischi storici degli anni ‘80: Dr. Feelgood dei Mötley Crüe. Fa sempre piacere notare su volti di sconosciuti l’emozione di cantare a squarciagola , magari per la centesima volta, canzoni come Kickstart my heart , Same ol’ situation, Without you, che hanno segnato la mia crescita musicale e mentale. È stato uno di quei momenti in cui si dimentica lo stato di solitudine, sentirsi stretti dentro un’unica grande morsa, una fratellanza legata dall’amore per il rock, che tante volte è più forte di quella sanguinea.
Dopo l’estenuante attesa, come di consueto, si spengono le luci ed entrano gli L.A. Guns, tra gli spasimi e le urla dei più provati. Da subito partono con i loro tormentoni, il primo brano è No Mercy, un classico datato 1988. A seguire: Sex Action, One More Reason, One Way Ticket (tra commozioni varie con tanto di sottofondo luminoso creato dagli accendini) Electric Gypsy, Sleazy Come Easy Go, Never Enough, My Koo Ka Choo, Kiss My Love Goodbye,Some Lie 4 Love. Sostanzialmente, non hanno dimenticato quasi nessuno dei brani contenuti nei loro primi tre album: L.A. Guns (1988), Cooked & Loaded (1989) e Hollywood Vampires (1991). La scena è movimentata da assoli di chitarra sfrenati del grande Stacey Blades, Steve Riley (ex componente dei W.A.S.P.), alla batteria, allieta i timpani con ritmi incalzanti, Phil Lewis che destreggia una buona vocalità nonostante i suoi 53 anni; tutto ciò confluisce a far aumentare l’euforia generale di non molti ma super coinvolti spettatori. Tra una song e l’altra, il cantante non manca di esternare il suo affetto per l’Italia, raccontando anche una piccola trasferta della band al colosseo e si stupisce del fatto che il pubblico conosca tutte le canzoni a memoria. Presenta anche il nuovo bassista che gode di ottima fama, Kenny Kweens (ex bassista dei Beautiful Creatures).

Dopo due ore di totale evasione, energia collettiva, danze oniriche, sorrisi e sguardi ipnotizzati diretti verso il palco, gli L.A. Guns lasciano il pubblico, che sarebbe rimasto volentieri ad ascoltarli per molto altro tempo ancora, promettendogli di firmare qualche autografo dopo un breve intervallo. Anche col passare del tempo, mantengono sia il loro charme, emanando una forza sovrannaturale dalla quale è impossibile restare illesi, che quel classico sapore da ragazzi scanzonati, trasgressivi, ironici e sensuali. Il loro inconfondibile “feel appeal” ha saputo oltrepassare il periodo di classica fioritura del Glam e con coraggio l’hanno riproposto oggi, anche a gente che ne ha solo sentito parlare piuttosto che viverlo in prima persona.
Tristemente, i fans giungono al momento di salutare questo pezzo di storia e lo fanno con una brezza di malinconia mischiata a frenesia benigna post-concerto. Nel cuore, oltre alla forte emozione, dopo uno show di tale livello, ci si interroga sempre sulla stessa questione: il Rock è morto?
La mia personale risposta, ogni volta in cui mi viene posta questa fatidica domanda oppure quando rifletto a riguardo in solitudine, è sempre la stessa. Finché per esso esisteranno persone disposte a donargli l’anima, a pagare questa irrefrenabile passione con talvolta estreme conseguenze come l’emarginazione, i pregiudizi, l’incomprensione cosmica, non morirà mai. I gusti musicali, sotto democrazia, non dovrebbero essere discriminanti, eppure troppe volte sono stata oggetto di scherno per il mio look o perché vivo di ricordi di un magnifico mondo che si ritiene decaduto. Nonostante goda di una felice vita sociale, non posso astenermi dal polemizzare sulla nostra realtà, dove il diverso è visto come un potenziale e pericoloso antagonista del sistema convenzionale vigente.
 La libertà di essere è l’unico diritto che ci è rimasto per il quale valga la pena lottare ed io, ne ho visto un piccolo spiraglio, la sera del 3 marzo 2010 al concerto degli L.A. Guns.

                                                                                                                          RRocks


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