Napoli Centrale, 23 novembre 2012, live in Rising Love club.
Al termine di un elettrizzante concerto dei Napoli Centrale a Roma, sono riuscita ad intervistare brevemente il loro storico frontman partenopeo James Senese. Affabile e caloroso in tutta la sua napoletanità, ha risposto con piacere e gentilmente alle mie domande. Qui riporto
la nostra conversazione:
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R: “Buona sera James, vorrei innanzitutto
congratularmi con lei per l’uscita del
suo nuovo album. Vorrei sapere quale sia la fonte d'ispirazione, dopo tanti anni di musica, che la porta a comporre nuove musiche”?
J: “ È una bella domanda. Diciamo che
io vivo un sentimento particolare perché sono sposato da quarantacinque anni. Attingo
moltissimo da quella che è la mia situazione esteriore ed interiore, nel senso
che io vivo a Secondigliano, un quartiere che è per me come il triangolo delle
bermuda. Io sono nato lì , da lì nasce la mia passione per la musica. In realtà
faccio qualcosa per il mio popolo, nella musica cerco di trasmettere i miei
sentimenti”;
R: “Come esprime musicalmente il suo concetto
di onestà artistica?”
J:”Sono un musicista fortunato grazie
alla possibilità di dare libertà di espressione ai miei musicisti, siamo uno
dei pochi gruppi ad avere questa fortuna”;
R: “Perché , negli anni ’70, lei ha
lasciato gli Showmen per creare i Napoli centrale?”
J: “Perché c’era qualcosa che non
andava. Gli Showmen erano un gruppo famosissimo, è durato sette, otto anni.
C’era un bel giro di soldi però lasciarli è stato più forte di me, sentivo il
bisogno di entrare in un’altra dimensione”;
R:”Cosa intende per "altra
dimensione"?”
J:”Diciamo che i gruppi degli anni
’60, come per esempio i Camaleonti, si sono fermati in quegli anni, mentre io
ho sentito il bisogno di allargare i miei orizzonti. È una realtà nascosta all’interno della mia musica
causata dalla mia situazione di essere figlio di un americano. Mio padre
sicuramente mi ha trasmesso qualcosa proveniente dalla sua cultura.”
R: “Come le è venuta l’idea di creare
nella sua musica una confluenza di stili, passando dalla musica folkloristica
napoletana al jazz, al funky, al blues?”
J: “È stata una cosa naturale, grazie
alle mie radici americane è stato molto facile mettere insieme queste cose.
Questo sentimento napoletano che è in me è forte, non c’è niente da fare. Sono
l’unico che ha sempre cantato in napoletano.
In 13 LP ho composto una sola canzone in italiano, proprio perché nutro questo
forte sentimento per Napoli. Sono di un altro colore ma sono nato a Napoli,
non posso rinunciare a questo amore ma nel contempo mi sento anche americano. Questi
due aspetti viaggiano insieme in modo molto naturale.”
R: “Che impatto emotivo ha avuto il dialetto
napoletano per gli ascoltatori , considerando anche coloro che non capiscono il
dialetto?”
J:”Il napoletano è una lingua
universale, è la lingua più musicale che c’è. Ma è il suono quello che ci
interessa, è come quando noi ascoltiamo canzoni in inglese o americano, possiamo
non capire niente però ci affascina il suono”
R:”Lei ha vissuto in prima persona questo
grande movimento musicale che ha attraversato Napoli negli anni ’60-’70. Perché
questa evoluzione è avvenuta solo a Napoli e non nelle altre località italiane?”
J: “A Napoli convivono tutte le etnie, la
prima è l’africana. Questo aspetto l’abbiamo fatto nostro, a Napoli c’è il Vesuvio,
esiste questo senso di appartenenza molto forte. Diciamo che siamo un po’ gli
africani d’Italia”
R: “Come vede il panorama musicale
italiano contemporaneo? Crede che potrà esistere una nuova rivoluzione come
quella che avete vissuto voi in quegli anni?”
J: “Credo di no, ci vuole molto
talento e molta passione, anche perché è
cambiato il nostro sistema. I giovani sono cambiati, non hanno più quei valori
in cui credevamo noi. Fortunatamente noi, per dieci, quindici anni, abbiamo fatto una grande rivoluzione.”
R: “Con quale sentimento si approccia
alle sue esibizioni dal vivo?”
J: “Io amo la mia musica, non c’è
niente da fare. Per me ogni nota è santa, non nasce così tanto per nascere ma lo
fa per un motivo molto preciso, per qualcosa che io vedo o sento, così tutta la
mia musica è fatta col cuore”.
Ringraziando James Senese per la sua
disponibilità, resto entusiasta per aver potuto, per mezzo della sua esperienza
e della sua musica, osservare da vicino uno squarcio della storia napoletana di
metà novecento che porta con sé la sua grinta e poesia, le sue contraddizioni e
la sua multi-culturalità, il senso di comunità e le abitudini popolari,
l’attaccamento alla terra e l’ironica accettazione degli eventi per quello che
sono, la propensione verso un futuro migliore e la speranza che si trasmette
nella musica. A Napoli tutto è un po’ musica e i Napoli centrale lo sanno e
continuano a dimostrarcelo.
RRocks
bella intervista. James dimostra ancora una volta di essere un artista vero ed una bella persona.
RispondiEliminaComplimenti per le domande intelligenti.
Alfonso Cernelli