sabato 12 gennaio 2013

Breve intervista a James Senese (Napoli Centrale).

Napoli Centrale, 23 novembre 2012, live in Rising Love club.

Al termine di un elettrizzante concerto dei Napoli Centrale a Roma, sono riuscita ad intervistare brevemente il loro storico frontman partenopeo James Senese. Affabile e caloroso in tutta la sua napoletanità, ha risposto con piacere e gentilmente alle mie domande. Qui riporto la nostra conversazione:


R: “Buona sera James, vorrei innanzitutto congratularmi con  lei per l’uscita del suo nuovo album. Vorrei sapere quale sia la fonte d'ispirazione, dopo tanti anni di musica, che la porta a comporre nuove musiche”?

J: “ È una bella domanda. Diciamo che io vivo un sentimento particolare perché sono sposato da quarantacinque anni. Attingo moltissimo da quella che è la mia situazione esteriore ed interiore, nel senso che io vivo a Secondigliano, un quartiere che è per me come il triangolo delle bermuda. Io sono nato lì , da lì nasce la mia passione per la musica. In realtà faccio qual­cosa per il mio popolo, nella musica cerco di trasmettere i miei sentimenti”;

 R: “Come esprime musicalmente il suo concetto di onestà artistica?”

J:”Sono un musicista fortunato grazie alla possibilità di dare libertà di espressione ai miei musicisti, siamo uno dei pochi gruppi ad avere questa fortuna”;

R: “Perché , negli anni ’70, lei ha lasciato gli Showmen per creare i Napoli centrale?”

J: “Perché c’era qualcosa che non andava. Gli Showmen erano un gruppo famosissimo, è durato sette, otto anni. C’era un bel giro di soldi però lasciarli è stato più forte di me, sentivo il bisogno di entrare in un’altra dimensione”;

R:”Cosa intende per "altra dimensione"?”

J:”Diciamo che i gruppi degli anni ’60, come per esempio i Camaleonti, si sono fermati in quegli anni, mentre io ho sentito il bisogno di allargare i miei orizzonti. È  una realtà nascosta all’interno della mia musica causata dalla mia situazione di essere figlio di un americano. Mio padre sicuramente mi ha trasmesso qualcosa proveniente dalla sua cultura.”

R: “Come le è venuta l’idea di creare nella sua musica una confluenza di stili, passando dalla musica folkloristica napoletana al jazz, al funky, al blues?”

J: “È stata una cosa naturale, grazie alle mie radici americane è stato molto facile mettere insieme queste cose. Questo sentimento napoletano che è in me è forte, non c’è niente da fare. Sono l’unico che  ha sempre cantato in napole­tano. In 13 LP ho composto una sola canzone in italiano, proprio perché nutro questo forte sentimento per Na­poli. Sono di un altro colore ma sono nato a Napoli, non posso rinunciare a questo amore ma nel contempo mi sento anche americano. Questi due aspetti viaggiano insieme in modo molto naturale.”

  R: “Che impatto emotivo ha avuto il dialetto napoletano per gli ascoltatori , considerando anche coloro che non capiscono il dialetto?”

J:”Il napoletano è una lingua universale, è la lingua più musicale che c’è. Ma è il suono quello che ci interessa, è come quando noi ascoltiamo canzoni in inglese o americano, possiamo non capire niente però ci affascina il suono”

    R:”Lei ha vissuto in prima persona questo grande movimento musicale che ha attraversato Napoli negli anni ’60-’70. Perché questa evoluzione è avvenuta solo a Napoli e non nelle altre località italiane?”

  J: “A Napoli convivono tutte le etnie, la prima è l’africana. Questo aspetto l’abbiamo fatto nostro, a Napoli c’è il Vesuvio, esiste questo senso di appartenenza molto forte. Diciamo che siamo un po’ gli africani d’Italia”
R: “Come vede il panorama musicale italiano contemporaneo? Crede che potrà esistere una nuova rivoluzione come quella che avete vissuto voi in quegli anni?”

J: “Credo di no, ci vuole molto talento e molta passione,  anche perché è cambiato il nostro sistema. I giovani sono cambiati, non hanno più quei valori in cui credevamo noi. Fortunatamente noi, per dieci, quindici  anni, abbiamo fatto una grande rivoluzione.”
R: “Con quale sentimento si approccia alle sue esibizioni dal vivo?”
J: “Io amo la mia musica, non c’è niente da fare. Per me ogni nota è santa, non nasce così tanto per na­scere ma lo fa per un motivo molto preciso, per qualcosa che io vedo o sento, così tutta la mia musica è fatta col cuore”.

Ringraziando James Senese per la sua disponibilità, resto entusiasta per aver potuto, per mezzo della sua esperienza e della sua musica, osservare da vicino uno squarcio della storia napoletana di metà novecento che porta con sé la sua grinta e poesia, le sue contraddizioni e la sua multi-culturalità, il senso di comunità e le abitudini popolari, l’attaccamento alla terra e l’ironica accettazione degli eventi per quello che sono, la propensione verso un futuro migliore e la speranza che si trasmette nella musica. A Napoli tutto è un po’ musica e i Napoli centrale lo sanno e continuano a dimostrarcelo.

RRocks


1 commento:

  1. bella intervista. James dimostra ancora una volta di essere un artista vero ed una bella persona.
    Complimenti per le domande intelligenti.
    Alfonso Cernelli

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