martedì 18 giugno 2013

Bad reputation: l'avvento delle donne nel rock

Era il lontano 1967 quando la famosa cantante soul, Aretha Franklin, propose al pubblico una canzone passata alla storia: Respect. Il brano era una sua rivisitazione della versione originale al maschile, composta da Otis Redding nel 1965.
L'interessante scambio di ruoli che si deduce dall'ascolto delle due interpretazioni, dove la prima si pone dalla parte di un uomo che chiede alla propria compagna di essere trattato dignitosamente, portata avanti da Otis Redding, e la seconda, cantata dalla Franklin, speculare come significato ma invertita di figura per quanto riguarda il rapporto di coppia, ha scatenato un successo immediato.
Il 1967  per gli Stati Uniti, è un anno prolifico di  manifestazioni da parte dei movimenti femministi, i quali hanno utilizzato Respect di Aretha Franklin come inno emblematico della propria ideologia e della lotta volta all'affermarsi dell'emancipazione femminile e all'abolizione delle discriminazioni razziali  degli afroamericani in Usa.

La grande personalità della Franklin e la sua vocalità spinta ed ironica, ha spianato il cammino per le donne che iniziarono ad introdursi nel nascente fenomeno musicale rock-blues/rock'n'roll che si svilupperà a macchia d'olio a partire dalla fine degli anni sessanta, ufficializzato dall'indimenticabile concerto di Woodstock del 1969.

Sul palco edificato per lo spettacolare evento, simbolo di una rivoluzione musicale nonché ideologica e specchio della nascente filosofia “hippie”, si esibirono varie donne, tra cui le più caratteristiche furono Joan Baez e Janis Joplin.

La prima, cantante folk per eccellenza, si mosse animatamente per la difesa dei diritti civili e per promulgare i principi pacifisti, fortemente sentiti in quel periodo a causa della guerra in Vietnam.

Janis Joplin, fenomenale voce rock/blues, durante la sua breve vita segnò un cambiamento radicale dell'ottica correlata alla figura della donna-musicista, creando su di sé un'icona talmente improntante da passare alla storia come una delle pietre miliari del rock. 


Propositiva, eclettica e passionale, la Joplin si ispirò alle voci afroamericane per costruire la sua inconfondibile timbrica, giustificando tale scelta come un movente che unisse le due culture razziali e sconfiggesse le discriminazioni.

Oltre alla caratteristica musicale, le sue peculiarità si basavano sulla trasparenza umana, capace di occultare i cliché di donna “casa e chiesa”, per mostrare una figura completa di pregi e difetti, libertina senza provare vergogna, autonoma ed anticonvenzionale.

La sua irriverenza e la sua fama la portarono ad insediarsi in un mondo musicale composto da uomini, talvolta rasentando lo scandalo, sconvolgendo le congetture fino ad allora istituitesi attorno al principio dell'identità di genere.

Dopo questi esempi iniziali, si perderà l'abitudine di fare una differenza di genere tra musicista uomo e donna nel mondo del rock, nonostante si sia sempre sostenuto che questo genere più duro si potesse associare esclusivamente ad esecutori di sesso maschile, in quanto esempio di virilità.
Questo accadde perché ai primordi della nascita del rock, si costruì una rete culturale attorno alla figura del musicista, considerandolo controcorrente, sfrontato e libero dagli stereotipi, una concezione molto più difficilmente attribuibile alla figura femminile da parte della logica  e sensibilità comuni.

Verso la fine degli anni settanta, si svilupparono pian piano eventi in cui l'artista femminile si atteggiasse ad uomo, in quanto prese piede un desiderio generale di ammirare una donna aggressiva e tenace nell'ambiente musicale.

Questo comportamento femminile, volto ad imitare movenze e tematiche fino ad allora promosse esclusivamente dalle menti maschili (come il pubblicizzare l'amore libero, l'abbandono all'alcool, l'esaltazione della vita di strada) si avvicina molto alle teorie esplicate da Adler riguardo alla protesta virile da parte delle donne.

Nell'ambito della musica rock, la teoria di protesta virile femminile fu dedotta chiaramente e riscontrabile in modo più accentuato rispetto ad altri orizzonti artistici, sia per una questione di maggioranza numerica da parte dei musicisti uomini, sia perché il genere non si confaceva sempre ad una voce delicata e  raffinata come quella femminile. Inoltre, ancora poche donne si avvicinavano allo studio di strumenti contemporanei come la batteria e la chitarra elettrica.

Gli anni ottanta festeggiano l'abbandono definitivo delle differenze di genere nell'ambito rock.


“I don't give a damn about my reputation, you're living in the past, it's a new generation” cantava la spumeggiante Joan Jett nel 1981, dichiarando, con  un coinvolgente rock'n'roll, la sua emancipazione rispetto ai colleghi uomini.
Joan Jett non soffrì delle critiche sociali rivolte al suo stile di vita poco austero, piuttosto, le utilizzò come ironica tematica da intessere nei suoi testi, combattendo gli anacronisti che ancora non vedevano di buon occhio una donna introdottasi nel mondo avventuroso delle rock star.

Joan jett ricevette così tanta acclamazione da parte del pubblico da  essere stata capace di rendere un suo rifacimento di I love rock'n'roll degli Arrows, una delle canzoni più conosciute al mondo, quadro di una generazione e pezzo cult per gli appassionati del genere di qualsiasi periodo storico.

Questo è stato uno dei più emblematici casi in cui una versione cantata da una donna è stata così tanto preferita all'originale, cantata da un uomo, da lasciare la seconda nel repertorio dei pezzi semi-sconosciuti ed ha posto il sigillo di cesura al movimento di restrizione di genere da parte del pubblico dell'occidente mondiale.

Successivamente, si passò a considerare la donna “rocker” come un'artista di tutto rispetto, sfruttando però anche la sua immagine come sex symbol da imitare, colorando la musica rock di un fascino intrigante che attirasse il maggior numero possibile di fan. Essendo la donna, grazie alle proprie qualità estetiche, utilizzata spesso come esca in tutte le espressioni artistiche rivolte alle masse, questo passaggio segnò l'effettiva commercializzazione del rock, esposto alla fruizione del mercato internazionale.

L'utilizzo dell'icona femminile è stata una delle mosse che ha ricevuto più consensi da parte del pubblico, il quale, coinvolto anche visivamente dalle fattezze della rock star, ha integrato più velocemente nel proprio apparato culturale la conoscenza e l'apprezzamento di tale genere.

I tempi odierni hanno debellato completamente le differenze di genere riguardo all'accesso ad un certo tipo di musica. Le uniche difficoltà dell'inserimento femminile si collegano ad alcuni sotto generi del panorama rock, i quali utilizzano delle tecniche vocali e delle altezze raramente raggiungibili dalle corde vocali di una donna.
Per quanto riguarda la sezione strumentale, invece, la scelta di un determinato musicista è condizionata da molti fattori (carisma, capacità tecniche, creatività) ma non dal sesso.



Particolare è il fenomeno di aggregazione dei fan (in maggioranza di sesso maschile), una sorta di comunità legata dai medesimi gusti musicali, talvolta un po' ottusa nei confronti delle altre correnti artistiche e delle persone che le seguono. Da questa realtà ne consegue una nascita prolifica di amicizie tra persone che necessitano di circondarsi di loro simili, in cui solo la minoranza è composta da donne.

Data l'estrema varietà di spunti musicali proposta dai mass media, il rock più spinto viene seguito da un popolo di nicchia, all'interno del quale è difficile riscontrare una ricca percentuale femminile.
Questo accade perché, nonostante la storia dell'umanità si evolva, il rock continua ad essere quantomeno prediletto dal genere maschile, quasi come fosse un archetipo mentale tramandato generazione dopo generazione, capace di delineare delle predisposizioni verso un determinato tipo di musica.


RRocks

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