Era
il lontano 1967 quando la famosa cantante soul, Aretha Franklin, propose
al pubblico una canzone passata alla storia: Respect. Il brano era una
sua rivisitazione della versione originale al maschile, composta da Otis
Redding nel 1965.
L'interessante
scambio di ruoli che si deduce dall'ascolto delle due interpretazioni, dove la
prima si pone dalla parte di un uomo che chiede alla propria compagna di essere
trattato dignitosamente, portata avanti da Otis Redding, e la seconda, cantata
dalla Franklin, speculare come significato ma invertita di figura per quanto
riguarda il rapporto di coppia, ha scatenato un successo immediato.
Il
1967 per gli Stati Uniti, è un anno
prolifico di manifestazioni da parte dei
movimenti femministi, i quali hanno utilizzato Respect di Aretha
Franklin come inno emblematico della propria ideologia e della lotta volta all'affermarsi
dell'emancipazione femminile e all'abolizione delle discriminazioni
razziali degli afroamericani in Usa.
La
grande personalità della Franklin e la sua vocalità spinta ed ironica, ha
spianato il cammino per le donne che iniziarono ad introdursi nel nascente
fenomeno musicale rock-blues/rock'n'roll che si svilupperà a macchia
d'olio a partire dalla fine degli anni sessanta, ufficializzato
dall'indimenticabile concerto di Woodstock del 1969.
Sul
palco edificato per lo spettacolare evento, simbolo di una rivoluzione musicale
nonché ideologica e specchio della nascente filosofia “hippie”, si
esibirono varie donne, tra cui le più caratteristiche furono Joan Baez e Janis
Joplin.
La
prima, cantante folk per eccellenza, si mosse animatamente per la difesa dei
diritti civili e per promulgare i principi pacifisti, fortemente sentiti in
quel periodo a causa della guerra in Vietnam.
Janis
Joplin, fenomenale voce rock/blues, durante la sua breve vita segnò un
cambiamento radicale dell'ottica correlata alla figura della donna-musicista,
creando su di sé un'icona talmente improntante da passare alla storia come una
delle pietre miliari del rock.
Propositiva,
eclettica e passionale, la Joplin si ispirò alle voci afroamericane per
costruire la sua inconfondibile timbrica, giustificando tale scelta come un
movente che unisse le due culture razziali e sconfiggesse le discriminazioni.
Oltre
alla caratteristica musicale, le sue peculiarità si basavano sulla trasparenza
umana, capace di occultare i cliché di donna “casa e chiesa”, per mostrare una
figura completa di pregi e difetti, libertina senza provare vergogna, autonoma
ed anticonvenzionale.
La
sua irriverenza e la sua fama la portarono ad insediarsi in un mondo musicale
composto da uomini, talvolta rasentando lo scandalo, sconvolgendo le congetture
fino ad allora istituitesi attorno al principio dell'identità di genere.
Dopo
questi esempi iniziali, si perderà l'abitudine di fare una differenza di genere
tra musicista uomo e donna nel mondo del rock, nonostante si sia sempre
sostenuto che questo genere più duro si potesse associare esclusivamente ad
esecutori di sesso maschile, in quanto esempio di virilità.
Questo
accadde perché ai primordi della nascita del rock, si costruì una rete
culturale attorno alla figura del musicista, considerandolo controcorrente,
sfrontato e libero dagli stereotipi, una concezione molto più difficilmente
attribuibile alla figura femminile da parte della logica e sensibilità comuni.
Verso
la fine degli anni settanta, si svilupparono pian piano eventi in cui l'artista
femminile si atteggiasse ad uomo, in quanto prese piede un desiderio generale
di ammirare una donna aggressiva e tenace nell'ambiente musicale.
Questo
comportamento femminile, volto ad imitare movenze e tematiche fino ad allora
promosse esclusivamente dalle menti maschili (come il pubblicizzare l'amore
libero, l'abbandono all'alcool, l'esaltazione della vita di strada) si avvicina
molto alle teorie esplicate da Adler riguardo alla protesta virile da parte delle
donne.
Nell'ambito
della musica rock, la teoria di protesta virile femminile fu dedotta
chiaramente e riscontrabile in modo più accentuato rispetto ad altri orizzonti
artistici, sia per una questione di maggioranza numerica da parte dei musicisti
uomini, sia perché il genere non si confaceva sempre ad una voce delicata
e raffinata come quella femminile.
Inoltre, ancora poche donne si avvicinavano allo studio di strumenti
contemporanei come la batteria e la chitarra elettrica.
Gli
anni ottanta festeggiano l'abbandono definitivo delle differenze di genere
nell'ambito rock.
“I
don't give a damn about my reputation, you're living in the past, it's a new
generation” cantava la spumeggiante
Joan Jett nel 1981, dichiarando, con un
coinvolgente rock'n'roll, la sua emancipazione rispetto ai colleghi
uomini.
Joan
Jett non soffrì delle critiche sociali rivolte al suo stile di vita poco
austero, piuttosto, le utilizzò come ironica tematica da intessere nei suoi
testi, combattendo gli anacronisti che ancora non vedevano di buon occhio una
donna introdottasi nel mondo avventuroso delle rock star.
Joan
jett ricevette così tanta acclamazione da parte del pubblico da essere stata capace di rendere un suo
rifacimento di I love rock'n'roll degli Arrows, una delle canzoni più
conosciute al mondo, quadro di una generazione e pezzo cult per gli
appassionati del genere di qualsiasi periodo storico.
Questo
è stato uno dei più emblematici casi in cui una versione cantata da una donna è
stata così tanto preferita all'originale, cantata da un uomo, da lasciare la
seconda nel repertorio dei pezzi semi-sconosciuti ed ha posto il sigillo di
cesura al movimento di restrizione di genere da parte del pubblico
dell'occidente mondiale.
Successivamente,
si passò a considerare la donna “rocker” come un'artista di tutto rispetto,
sfruttando però anche la sua immagine come sex symbol da imitare,
colorando la musica rock di un fascino intrigante che attirasse il maggior
numero possibile di fan. Essendo la donna, grazie alle proprie qualità
estetiche, utilizzata spesso come esca in tutte le espressioni artistiche
rivolte alle masse, questo passaggio segnò l'effettiva commercializzazione del
rock, esposto alla fruizione del mercato internazionale.
L'utilizzo
dell'icona femminile è stata una delle mosse che ha ricevuto più consensi da
parte del pubblico, il quale, coinvolto anche visivamente dalle fattezze della
rock star, ha integrato più velocemente nel proprio apparato culturale la
conoscenza e l'apprezzamento di tale genere.
I
tempi odierni hanno debellato completamente le differenze di genere riguardo
all'accesso ad un certo tipo di musica. Le uniche difficoltà dell'inserimento
femminile si collegano ad alcuni sotto generi del panorama rock, i quali
utilizzano delle tecniche vocali e delle altezze raramente raggiungibili dalle
corde vocali di una donna.
Per
quanto riguarda la sezione strumentale, invece, la scelta di un determinato
musicista è condizionata da molti fattori (carisma, capacità tecniche,
creatività) ma non dal sesso.
Particolare
è il fenomeno di aggregazione dei fan (in maggioranza di sesso maschile), una
sorta di comunità legata dai medesimi gusti musicali, talvolta un po' ottusa
nei confronti delle altre correnti artistiche e delle persone che le seguono.
Da questa realtà ne consegue una nascita prolifica di amicizie tra persone che
necessitano di circondarsi di loro simili, in cui solo la minoranza è composta
da donne.
Data
l'estrema varietà di spunti musicali proposta dai mass media, il rock più
spinto viene seguito da un popolo di nicchia, all'interno del quale è difficile
riscontrare una ricca percentuale femminile.
Questo
accade perché, nonostante la storia dell'umanità si evolva, il rock continua ad
essere quantomeno prediletto dal genere maschile, quasi come fosse un archetipo
mentale tramandato generazione dopo generazione, capace di delineare delle
predisposizioni verso un determinato tipo di musica.
RRocks
Nessun commento:
Posta un commento